

Che tu stia affrontando perdite di urina, dolore, un recupero dopo il parto, una chirurgia, o semplicemente la sensazione di “non essere più come prima”, sappi che sei in un posto dove verrai ascoltata con rispetto, senza giudizio e senza fretta.
Non sei sola/o, e non è “normale doverci convivere”
Molte persone arrivano a questo tipo di percorso dopo anni in cui hanno pensato che certi sintomi fossero “normali” — dopo una gravidanza, dopo un intervento, dopo un rapporto sessuale o con l’età. Non lo sono. Sono gestibili, e in molti casi migliorabili in modo concreto con un percorso adeguato.
Il pavimento pelvico è un insieme di muscoli, legamenti e tessuti connettivi che sostiene organi fondamentali come vescica, utero (nella donna) o prostata (nell’uomo) e retto.
Quando questa struttura non funziona correttamente — a causa di traumi, interventi chirurgici, gravidanza e parto, o cambiamenti ormonali — possono comparire disturbi che incidono profondamente sulla qualità di vita quotidiana.

Un percorso pre-operatorio o durante una gravidanza è spesso molto sottovalutato: la ricerca conferma che arrivare a un’intervento o affrontare una gravidanza in una forma fisica migliore ti permetterà di avere un recupero più rapido e ottimale.
Un percorso post-operatorio o post-gravidanza ben condotto non è un dettaglio accessorio, ma una parte fondamentale della guarigione. Dopo un intervento chirurgico pelvico o addominale, o dopo il parto, i tessuti hanno bisogno di tempo e di un accompagnamento specifico per recuperare forza, elasticità e coordinazione: senza una guida adeguata, il rischio è quello di sviluppare compensi scorretti, dolore cronico o disfunzioni che si stabilizzano nel tempo proprio perché non trattate nella fase in cui sarebbero più facilmente reversibili.
Affrontare questa fase con un fisioterapista specializzato significa anche imparare a “riabitare” il proprio corpo dopo un cambiamento importante, ritrovando gradualmente sicurezza nei movimenti quotidiani, nello sforzo fisico e nell’intimità, invece di conviverci in silenzio o di scoprire il problema solo quando è già radicato.
Non lavoriamo solo dopo un intervento chirurgico o quando il sintomo è già conclamato. Il nostro approccio è orientato alla persona nella sua interezza: il corpo, la sua storia, le sue emozioni.
Lavoriamo secondo un modello bio-psico-sociale: non ci concentriamo solo sul muscolo o sul sintomo isolato, ma su come quel sintomo influenza la tua vita quotidiana — le attività che eviti, la fiducia nel tuo corpo, le relazioni, il lavoro, lo sport.
Sappiamo che i disturbi del pavimento pelvico come dolore, incontinenza o disfunzioni sessuali si accompagnano spesso a paura del movimento (kinesiofobia), ansia anticipatoria, vergogna, evitamento di attività quotidiane o sociali, e talvolta a vissuti traumatici legati al parto, a interventi chirurgici o a esperienze personali. Ignorare questa dimensione significa rischiare di trattare solo una parte del problema.
Per questo integriamo nella pratica clinica i principi della fisioterapia psicologicamente informata:
· Ascoltiamo la storia della persona prima ancora del sintomo, per capire cosa il corpo ha imparato a fare per proteggersi.
· Spieghiamo cosa sta accadendo nel corpo in modo chiaro, perché comprendere riduce la paura e la paura, spesso, alimenta il sintomo.
· Costruiamo il percorso terapeutico insieme, rispettando i tempi e la disponibilità di ciascuno, senza forzature.
· Lavoriamo sul movimento come alleato, non come minaccia, aiutando a ritrovare fiducia nel proprio corpo.

Uno dei falsi miti più comuni sulla riabilitazione pelvica è che sia solo per le donne o per chi ha avuto una gravidanza: nulla di più falso. Anche gli uomini hanno il pavimento pelvico!
Si attesta che almeno 1 uomo su 4 soffra di disturbi del pavimento pelvico, che per lo più sono etichettati come “prostatite”. Si passano quindi anni a evitare attività e prendere farmaci, e si incombe nella più comune CPPS (Chronic Pelvic Pain Syndrome) e questo non alimenta altro che il ciclo Tensione Ansia Dolore.
A questo si aggiungono le problematiche vescicali, non per forza associate a prostatectomia. Infatti, urgenza e incontinenza urinaria riguardano anche il genere maschile spesso causando atteggiamenti e pensieri che allontanano la persona dalle proprie attività di valore.
Purtroppo, è molto poco diffusa la sua considerazione e riabilitazione, ma da oggi non più: a Vercelli hai l’unico centro disponibile che si occupa di queste problematica al pari delle donne.
Il percorso comincia con un colloquio approfondito, in un ambiente accogliente e riservato, pensato per mettere a proprio agio fin dal primo momento. Non si tratta solo di raccogliere una storia clinica: vogliamo capire come il disturbo influisce sulla vita quotidiana, sul lavoro, sulla sfera affettiva e sessuale, sul sonno, sull’umore.
Segue una valutazione funzionale del pavimento pelvico, che può includere, quando appropriato e sempre col consenso della persona, una valutazione manuale interna oltre a test esterni su postura, respirazione, mobilità e forza muscolare generale.
Ogni fase viene spiegata prima di essere svolta, e la persona è sempre libera di porre domande o interrompere in qualsiasi momento.
Al termine della valutazione, restituiamo un quadro chiaro di quanto emerso e costruiamo insieme gli obiettivi realistici del percorso.

Ogni percorso è personalizzato, ma generalmente si articola in alcune fasi.
Dopo aver valutato dove vuoi arrivare e cosa vuoi ottenere, il percorso parte dal farti conoscere meglio il tuo corpo: ti aiutiamo a riconoscere e percepire i muscoli del pavimento pelvico, spesso “invisibili” nella vita di tutti i giorni, perché la consapevolezza corporea è il primo strumento per riprendere in mano la situazione.
Il vero obiettivo non è l’esercizio in sé: è riportarti verso ciò che per te ha valore, che si tratti di camminare senza pensieri, tornare a fare sport, sollevare tuo figlio in braccio senza paura, o vivere l’intimità con serenità. Ogni progresso viene tradotto in gesti concreti della tua quotidianità.
Fin da subito lavoriamo insieme sulla tua autonomia: l’obiettivo è che tu esca da qui con strumenti che restano tuoi, in modo da essere in grado di ascoltare e gestire il tuo corpo anche quando il percorso in studio sarà terminato.
In tutte le fasi, il ritmo viene adattato in base alle risposte fisiche ed emotive della persona: non esiste un protocollo identico per tutti.
Ogni corpo e ogni storia sono diversi, quindi le tempistiche variano in base al tipo di disturbo, alla sua durata, all’età, al benessere generale e agli obiettivi da raggiungere.
Il miglioramento non è sempre lineare: è normale attraversare fasi di stallo o piccoli arretramenti, soprattutto quando sono coinvolti fattori emotivi o stressanti. Troverai una figura sempre disponibile e parlarne apertamente, perché fa parte del percorso.
L’obiettivo non è solo la remissione del sintomo, o il recupero dopo un ‘intervento, ma restituire alla persona fiducia e autonomia nella gestione del proprio corpo nel lungo termine, senza più paura.
La riabilitazione, in questo senso, è il percorso di recupero dopo una problematica specifica che ti darà:
1. Riduzione o risoluzione di incontinenza urinaria e fecale.
2. Gestione del dolore pelvico e dei pain behaviors, durante i rapporti o nella vita quotidiana.
3. Miglioramento della funzione sessuale e della consapevolezza corporea.
4. Recupero più rapido e sicuro dopo il parto o interventi chirurgici pelvici/addominali.
5. Maggiore fiducia nel movimento e riduzione della paura legata al proprio corpo.
6. Ritorno completo a tutte le attività che per te hanno valore (sport, corsa, attività fisiche)
Il nostro obiettivo non è metterti dei paletti: ma farti recuperare tutto ciò che vuoi, senza più limiti e paura, che sia tornare a correre, sollevare tuo figlio senza pensieri, o semplicemente non dover più pianificare la giornata intorno al sintomo.

Vale la pena richiedere una valutazione se si sperimenta anche solo uno di questi segnali:
• Perdite involontarie di urina (tossendo, starnutendo, saltando, o senza causa apparente).
• Difficoltà a trattenere gas o feci, o urgenza improvvisa e difficile da controllare.
• Sensazione di peso, pressione o “qualcosa che scende” nella zona pelvica o vaginale.
• Dolore durante i rapporti sessuali o durante l’esame ginecologico.
• Dolore pelvico persistente
• Difficoltà a svuotare completamente vescica o intestino.
• Preparazione al parto o recupero nel post-partum.
• Prima o dopo un intervento chirurgico pelvico, addominale o prostatico.
Non è necessario “aspettare che il problema peggiori”: una valutazione precoce spesso rende il percorso più breve e più efficace.
• Incontinenza urinaria (da sforzo, da urgenza, mista)
• Incontinenza fecale e gas
• Prolasso degli organi pelvici (vescica, utero, retto)
• Dolore pelvico cronico
• Vulvodinia e vestibolodinia
• Dispareunia (dolore durante i rapporti sessuali)
• Vaginismo
• Sindrome del pudendo (nevralgia del pudendo)
• Cistite interstiziale / sindrome della vescica dolorosa
• Endometriosi (gestione del dolore associato)
• Diastasi dei muscoli retti addominali
• Riabilitazione post-partum
• Riabilitazione post-chirurgica (prostatectomia, isterectomia, chirurgia del prolasso)
• Stipsi funzionale cronica
• Disfunzioni sessuali maschili correlate al pavimento pelvico
Sì, la letteratura più recente ha superato l’idea che il carico sia di per sé dannoso: ciò che conta è la qualità del movimento, non l’assenza totale di pressione intra-addominale. La diastasi va valutata funzionalmente (gap, tensione della linea alba, capacità di gestire il carico) più che solo in termini di ampiezza. Un percorso progressivo e personalizzato con un fisioterapista permette di riprendere anche il sollevamento pesi in sicurezza.
Le linee guida internazionali (ACOG, SOGC) confermano che l’esercizio fisico in gravidanza è sicuro e raccomandato nella maggior parte dei casi, con benefici su umore, controllo del peso e decorso del parto. Non “come si vuole”, però: intensità, tipo di esercizio e progressione vanno adattati a trimestre, sintomi ed eventuali controindicazioni ostetriche. Una valutazione fisioterapica aiuta a personalizzare il programma in sicurezza.
Sì, il fisioterapista è un professionista ad accesso diretto (primary contact) e può eseguire una valutazione autonoma dei sintomi pelvici. Se durante la valutazione emergono segnali che richiedono approfondimento medico (es. sanguinamenti anomali, sospetti prolassi importanti, sintomi urologici complessi), il fisioterapista indirizzerà verso lo specialista più indicato. Un approccio multidisciplinare resta comunque l’ideale per una presa in carico completa.
Il bruciore post-eiaculatorio può derivare da diverse cause: infezioni/infiammazioni (prostatite, uretrite), ma anche da disfunzione o overactivity della muscolatura del pavimento pelvico, spesso nel contesto di sindromi da dolore pelvico cronico. È importante escludere prima cause infettive con il medico, dopodiché un lavoro fisioterapico su tensione muscolare e coordinazione neuromuscolare può ridurre significativamente il sintomo.
Sì, ampiamente documentato dal modello biopsicosociale: stress e ansia possono aumentare l’attività della muscolatura pelvica e amplificare la sensibilizzazione del sistema nervoso centrale, aumentare il senso di minaccia, abbassando quindi la soglia del dolore. Questo non significa che il dolore sia “immaginario”, ma che fattori psicologici e fisici interagiscono nel mantenerlo. Un trattamento efficace considera quindi corpo e mente insieme.
Nella maggior parte dei casi sì, e l’astensione prolungata può aumentare paura ed evitamento, peggiorando il quadro nel tempo. La chiave è adattare tempi, posizioni e modalità in base ai sintomi, comunicando apertamente con il partner e lavorando in parallelo su respirazione, comportamenti dolore-correlati, rilassamento del pavimento pelvico e desensibilizzazione graduale con il fisioterapista.
Questo quadro può indicare vescica iperattiva, infezione delle vie urinarie, o un’iperattività del pavimento pelvico che non permette un adeguato svuotamento vescicale. Anche fattori comportamentali (svuotamenti “preventivi” frequenti) e ansia possono contribuire nel tempo a sensibilizzare la vescica. Una valutazione specialistica e fisioterapica è utile per identificarne la causa specifica.
Il termine ipertono è ormai ampiamente diffuso, soprattutto in ambito pelvico. Tuttavia, in medicina il termine ipertono si riferisce ad una condizione molto grave di aumento anomalo e involontario del tono muscolare, causato da lesioni neurologiche o malattie neuro degenerative. Pertanto usare il termine ipertono per parlare di tensione muscolare non è corretto, si tratta di un uso improprio del termine stesso. Possiamo però affermare che i muscoli pelvici possono trovarsi in una condizione di iperattività (overactive pelvic floor) causata da diversi fattori quali paura, evitamento, dolore, stress. Infatti, quando si parla di comportamenti dolori correlati (pain behavior) si può riscontrare un quadro di iperattività della muscolatura.

